Shapes of Power by Tobias Dostal

Shapes of Power by Tobias Dostal

 On Thursday, April 23 in Rome, at the contemporary art gallery FOROF, German illusionist Tobias Dostal is the protagonist of a new episode of Season V curated by Valentino Catricalà, who last October entrusted the leading role to artist Alicja Kwade, currently featured with the environmental installation INFRASUPRA (on view through July 29, 2026).

In the stratified heart of the Forum of Trajan, within the suspended spaces between archaeology and the contemporary that define FOROF—a unique Roman institution founded in 2022 by Giovanna Caruso Fendi—Shapes of Power by Tobias Dostal asserts itself as an experience that goes beyond performance, approaching a true critical apparatus. It is neither mere illusionistic entertainment nor a purely aesthetic operation; rather, it is an embodied reflection on the nature of power and its dependence on perception.

Placed in dialogue with Infrasupra by Alicja Kwade, the performance constructs a double movement—both spatial and conceptual—that traverses the building vertically while simultaneously engaging the viewer’s gaze.

The first act, set within the stunning underground spaces that preserve the only surviving colored marbles of the Basilica Ulpia’s flooring, is the most unsettling. Here, Dostal works with shadow, with the symbolic density of the ruins, and with a sense of almost primordial authority. The illusions emerge as dark emanations, projections of a power that seems rooted in the very history of the site. Yet something gradually fractures: shadows multiply, slip out of control, and become autonomous. It is within this rupture that the performance finds its first key insight—power is never stable; it exists only as long as someone recognizes it as such.

The second act, on the upper level, overturns the perspective. The atmosphere becomes more overtly theatrical, the manipulation more visible, almost didactic. Dostal introduces elements of light and sleight-of-hand techniques that directly involve the audience, transforming passivity into participation. Here, illusion is no longer a device of domination, but a tool of conscious sharing: the spectator, made complicit, begins to glimpse the mechanisms governing what had just moments before appeared mysterious.

The strength of Shapes of Power lies precisely in this oscillation: between control and loss, between deception and revelation. The artist does not simply dismantle illusion, but uses it to challenge a broader paradigm—that of authority, both visual and political. In this sense, the dialogue with Kwade proves particularly effective: if the Polish artist destabilizes the laws of physics and the coordinates of space, Dostal operates on a complementary plane—that of perception and belief.

Shapes of Power is one of the rare performances in which contemporary magic emancipates itself from virtuosity to become a critical language. In a context such as FOROF—where the memory of the Basilica Ulpia and the theme of manumissio evoke histories of domination and liberation—Dostal’s work finds an ideal space of expression.

More than astonishing, the performance leaves a question suspended: how much of the power we perceive every day is real, and how much is constructed, accepted, and shared without ever being questioned? It is within this question, more than in its effects, that the work continues to exist even after it has ended.

Shapes of Power di Tobias Dostal

Giovedì 23 aprile a Roma nella galleria di arte contempranea FOROF l’illusionista tedesco Tobias Dostal è il protagonista di un nuovo episodio della Stagione V curata da Valentino Catricalà, che ha affidato lo scorso ottobre il ruolo principale all’artista Alicja Kwade, protagonista con l’installazione ambientale INFRASUPRA (fino al 29 luglio 2026). 

Nel cuore stratificato di Foro Traiano, negli spazi sospesi tra archeologia e contemporaneo di FOROF, realtà unica a Roma fondata nel 2022 da Giovanna Caruso Fendi, Shapes of Power di Tobias Dostal si impone come un’esperienza che va oltre la performance per avvicinarsi a un vero e proprio dispositivo critico. Non è semplice intrattenimento illusionistico, né mera operazione estetica: è una riflessione incarnata sulla natura del potere e sulla sua dipendenza dalla percezione.

Inserita nel dialogo con Infrasupra di Alicja Kwade, la performance costruisce un doppio movimento, spaziale e concettuale, che attraversa verticalmente l’edificio e, insieme, lo sguardo dello spettatore.

Il primo atto, negli splendidi ambienti ipogei che conservano gli unici marmi colorati della pavimentazione della Basilica Ulpia, è il più perturbante: qui Dostal lavora con l’ombra, con la densità simbolica delle rovine e con un senso di autorità quasi primordiale. Le illusioni emergono come emanazioni oscure, proiezioni di un potere che sembra radicato nella storia stessa del luogo.

Ma qualcosa si incrina progressivamente: le ombre si moltiplicano, sfuggono al controllo, si rendono autonome. È in questa frattura che la performance trova la sua prima intuizione forte — il potere non è mai stabile, ma esiste solo finché qualcuno lo riconosce come tale.

Il secondo atto, al piano superiore, ribalta la prospettiva. L’atmosfera si fa più dichiaratamente teatrale, la manipolazione più visibile, quasi didattica. Dostal introduce elementi di luce e tecniche di sleight of hand che coinvolgono direttamente il pubblico, trasformando la passività in partecipazione. Qui l’illusione non è più un dispositivo di dominio, ma uno strumento di condivisione consapevole: lo spettatore, reso complice, comincia a intravedere i meccanismi che regolano ciò che poco prima appariva misterioso.

La forza di Shapes of Power sta proprio in questa oscillazione: tra controllo e perdita, tra inganno e rivelazione. L’artista non si limita a smontare l’illusione, ma la utilizza per mettere in crisi un paradigma più ampio — quello dell’autorità, visiva e politica. In questo senso, il dialogo con Kwade risulta particolarmente efficace: se l’artista polacca destabilizza le leggi fisiche e le coordinate dello spazio, Dostal agisce su un piano complementare, quello della percezione e della credenza.

Shapes of Power è una delle rare performance in cui la magia contemporanea riesce a emanciparsi dal virtuosismo per diventare linguaggio critico. In un contesto come FOROF — dove la memoria della Basilica Ulpia e il tema della manumissio evocano storie di dominio e liberazione — il lavoro di Dostal trova uno spazio di espressione ideale.

Più che stupire, la performance lascia una domanda sospesa: quanto del potere che percepiamo ogni giorno è reale, e quanto è costruito, accettato, condiviso senza essere interrogato? È in questa domanda, più che negli effetti, che l’opera continua a esistere anche dopo la sua conclusione.

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GIORGIO ENEA SIRONI

Giorgio Enea Sironi is a professional working in the communications and live entertainment sectors. For Juggling Magazine, a publication dedicated to contemporary circus and the performing arts, he edits "Hocus Pocus, the Column of Wonders," where he publishes interviews and insights into contemporary illusionism.

Giorgio Enea Sironi è un professionista operante nel settore della comunicazione e dello spettacolo dal vivo. Per Juggling Magazine, rivista dedicata al circo contemporaneo e alle arti performative, cura "Hocus Pocus la Rubrica delle meraviglie" dove pubblica interviste e approfondimenti sull'illusionismo contemporaneo. 

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