Magic has always been one of my passions, along with fine arts and drawing. As I grew up, I got more into sports and became a ski instructor. By day I taught skiing, by night I performed magic shows in bars and restaurants. I never considered magic a true art until, tired of traveling, I decided to return to Belgium and look for a real job.
I ended up in theater as a lighting technician. Every year, the theater organized a festival, Circa Roma, where circus artists performed. There I met Alexander Van Turnhout and started collaborating on the lighting design for his shows. That’s how I discovered contemporary circus, where theater merges with circus as a narrative tool. I began working more and more on circus lighting design, developing the desire to create something of my own.
Meanwhile, I devoted myself to artistic installations and welding. I built a Running Ball Machine, a kinetic sculpture for billiard balls inspired by the film Fracture with Anthony Hopkins. It wasn’t intended for magic, just as an intriguing object. After a year of work, in 2016, the machine was ready. A friend suggested I create an act with it. This was also the period when Magie Nouvelle was emerging.
I started with a short act: a ball appeared, entered the machine, and vanished. Then I added more balls and competed first in the Belgian magic championships, then in the Dutch ones, making the entire machine disappear—and I won the Grand Prize in 2017–18.
When the lockdown arrived, I had plenty of time and decided to turn the act into a full 60-minute show, Spirals. Initially, it was only 37 minutes, then we expanded it and toured in Belgium and Portugal. I presented it at the Theater Op de Markt festival in Belgium.
Unlike many magicians who focus solely on techniques, I seek inspiration from dance, opera, and theater. Artists like James Thierrée and companies such as Peeping Tom strongly influence my work. They don’t think about what can be done, but what story they want to tell. This approach is my starting point: first the story, then the trick.
Spirals was born from the copper machine I built myself. I love creating everything by hand, because the process is slower but helps me give meaning to my work. The machine itself is a work of art, not just a stage prop.
Spirals was created during the pandemic and tells the story of a lonely man who spends his time performing small daily rituals. Then objects start to disappear and reappear. In the end, he accepts the absurd and lets everything happen without being amazed anymore.
In my show, there are no applause moments. Every time the audience applauded, my director and I wondered why—perhaps they were seeing a trick, not a story. We made the performance more fluid, eliminating breaking points. Music plays a crucial role: in every show, I include at least a few seconds of Arvo Pärt.
In Las Vegas, during a festival, I met some Belgian artists who encouraged me to enter FISM Europe 2024, where I won the award for originality.
I am now working on a new show, Dopamine, which will debut in October. It will be an immersive experience with the audience on stage, without traditional seating. It will explore modern addictions: drugs, the internet, dating apps. I will also collaborate with choreographer Piet Van Dycke on another project.
For anyone starting a career in performance, I suggest listening to others’ advice but above all following what you truly desire. Not all advice is always valid. You must always experiment and not fear failure. If you already know something will work, it has probably already been done. If you don’t know, then it is likely something new. And above all, remember the motto: no risk, no fun!
(article published on Juggling Magazine, n.107, june 2025)
La magia è stata sempre una mia passione come le belle arti e il disegno. Crescendo, mi sono avvicinato di più allo sport e sono diventato maestro di sci. Di giorno insegnavo sci, la sera mi esibivo con spettacoli di magia nei bar e ristoranti. Non ho mai pensato alla magia come un’arte vera e propria fino a quando, stanco di viaggiare, ho deciso di tornare in Belgio e cercare un lavoro vero.
Sono finito in teatro come tecnico delle luci. Ogni anno il teatro organizzava un festival, Circa Roma, dove si esibivano artisti circensi. Qui ho conosciuto Alexander Van Turnhout, iniziando a collaborare alle luci dei suoi spettacoli. Così ho scoperto il circo contemporaneo, dove il teatro si fonde con il circo come strumento narrativo. Ho iniziato a lavorare sempre di più al design delle luci per il circo, sviluppando il desiderio di creare qualcosa di mio.
Nel frattempo, mi dedicavo alle installazioni artistiche e alla saldatura. Ho costruito unaRunning Ball Machine, una scultura cinetica per palline da biliardo ispirata al filmFracture con Anthony Hopkins. Non era pensata per la magia, ma solo come oggetto affascinante. Dopo un anno di lavoro, nel 2016 la macchina era pronta. Un amico mi suggerì di creare un numero con essa. Era anche il periodo in cui la "Magie Nouvelle" stava emergendo.
Ho iniziato con un numero breve: una palla appariva, entrava nella macchina e scompariva. Poi ho aggiunto più palle e ho partecipato prima ai campionati di magia belgi e poi a quelli olandesi, facendo scomparire l’intera macchina, e ho vinto il Gran Premio nel 2017-18.
Quando è arrivato il lockdown avevo molto tempo a disposizione e ho deciso di trasformare il numero in uno spettacolo intero, Spirals, da 60 minuti. Inizialmente durava solo 37 minuti, poi lo abbiamo ampliato e portato in tour in Belgio e Portogallo. L’ho presentato al festival Theater Op de Markt in Belgio.
A differenza di molti maghi che si concentrano solo sulle tecniche, io cerco ispirazione nella danza, nell’opera e nel teatro. Artisti come James Thierrée e compagnie come Peeping Tom influenzano molto il mio lavoro. Loro non pensano a cosa si può fare, ma a cosa si vuole raccontare.
Questo approccio è il mio punto di partenza: prima la storia, poi il trucco. Spirals è nato dalla macchina in rame che ho costruito da solo. Amo creare tutto con le mie mani, perché il processo è più lento ma mi aiuta a dare un senso al mio lavoro. La macchina stessa è un’opera d’arte, non solo uno strumento di scena.
Spirals è nato durante la pandemia, racconta di un uomo solo che trascorre il tempo tra piccoli rituali quotidiani. Poi gli oggetti iniziano a scomparire e riapparire. Alla fine, accetta l’assurdo e lascia che tutto accada, senza più stupirsi. Nel mio spettacolo non ci sono applausi. Ogni volta che il pubblico applaudiva, io e il mio regista ci chiedevamo perché: forse stavano vedendo un trucco e non una storia. Abbiamo reso il tutto più fluido, eliminando momenti di rottura. La musica gioca un ruolo cruciale: in ogni spettacolo inserisco almeno qualche secondo di Arvo Pärt.
A Las Vegas, durante un festival, ho incontrato alcuni artisti belgi che mi hanno incoraggiato a partecipare al FISM Europa 2024 dove ho vinto il premio per l’originalità. Ora sto lavorando a un nuovo spettacolo, Dopamine, che debutterà a ottobre. Sarà un’esperienza immersiva con il pubblico sul palco, senza sedute tradizionali. Parlerà di dipendenze moderne: droghe, internet, app di incontri. Collaborerò anche con il coreografo Piet Van Dycke per un altro progetto. Per chi vuole iniziare una carriera nello spettacolo suggerisco di ascoltare i consigli degli altri ma soprattutto di seguire ciò che desideri davvero.
Non tutti i consigli sono sempre validi. Bisogna sperimentare sempre, non temere il fallimento. Se già sai che qualcosa funzionerà, probabilmente è già stato fatto. Se non lo sai, allora è probabile che sia qualcosa di nuovo. E soprattutto vale il motto: nessun rischio, nessun divertimento!
(articolo pubblicato su Juggling Magazine, n.107, giugno 2025)
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